Bali è chiamata l’Isola degli dei per la grande spiritualità e i tanti riti religiosi che la caratterizzano. Il misticismo e l’armonia che circonda i balinesi fanno parte della loro vita quotidiana e si può concretamente avvertire nei tanti templi che sorgono sull’isola. Nell’isola più amata di tutta l’Indonesia l’atmosfera è quasi magica ed il suo fascino cattura tutti i turisti che ne apprezzano le meraviglie culturali e archeologiche, i paesaggi ricchi di colline, risaie e montagne vulcaniche, il mare perfetto per immersioni e surf e le spiagge sabbiose. 

Bali è l’unica isola dell’arcipelago indonesiano di religione induista mentre la maggioranza del Paese è musulmana. Rimase sempre fedele a questa religione al contrario del resto dell’Indonesia che passò poi al buddismo e nel XIV secolo all’Islam. 

Bali era già abitata nell’età della preistoria grazie alla presenza di popolazioni asiatiche come testimoniano dei reperti risalenti al 3000 a.C. trovati vicino al villaggio di Cekik. Tra i ritrovamenti scritti più antichi rivenuti a Bali c’è un documento scritto in sanscrito del 913 a.C. la carta di Blanjoung. Le tradizioni religiose e culturali di Bali sono strettamente legate a quelle dell’isola di Giava, molto vicina, che a partire dal XIV secolo esercitò il controllo sulla terra degli dei con l’impero di Majapahit. Fu il primo ministro di Giava, Gajah Mada a sconfiggere a Bedulu il re di Bali in carica. 

Bali subì l’influenza dell’impero anche nella cultura, nell’architettura e in tutte le arti come la danza, la scultura, la pittura. Anche il teatro delle marionette Wayang ha origini legate all’impero ed ancora oggi è presente sull’isola. Furono una minoranza coloro che non subirono e fecero proprie le usanze giavanesi ed ancora oggi sono presenti a Bali. Si tratta dei Bali Aga, nuclei che vivono in posti isolati nella sponda orientale del lago Batur nei villaggi di Tengaran e Trunyan. 

L’impero Majapahit finì a causa della crescita dell’Islam e Bali ottenne l’indipendenza all’inizio del XVI secolo. Fu in seguito a questo che molta parte dell’aristocrazia di Giava scelse di trasferirsi a Bali dove portò la propria letteratura, l’arte e la religione che ancora oggi si respirano sull’isola. Gli olandesi giunsero sull’isola nel 1597 con l’esploratore e navigatore Cornelis Houtman e pochi anni dopo arrivò a Bali la Compagnia Olandese delle Indie Orientali che cominciò il commercio di spezie, oppio e schiavi. 

Un periodo molto buio della storia balinese è quello vissuto dall’isola nella prima metà dell’Ottocento. Cruente battaglie tra la popolazione locale e i coloni olandesi tra il 1846 e il 1849 portarono alla conquista della parte settentrionale dell’isola da parte degli europei. Le battaglie sanguinose non fecero cadere la parte meridionale di Bali fino al 1906 e quella orientale fino al 1908. Fu una guerra terribile che i locali combatterono fino alla morte, affrontando quando necessario anche i cannoni piuttosto che arrendersi senza opporre resistenza. Questo modo di difendere il proprio territorio in maniera suicida è definito puputan

Gli olandesi vinsero la guerra ma non ottennero una bella pubblicità nei confronti dell’opinione pubblica mondiale e forse per riabilitarsi dallo scempio perpetrato decisero di attuare per Bali una politica di sviluppo per promuovere la cultura locale invece di portare sull’isola i sistemi di coltivazioni adottati a Giava. 

Proseguiamo la storia di Bali con il periodo della seconda guerra mondiale, dove nel 1942, Bali fu occupata dall’esercito giapponese e fu poi liberata dagli alleati nel 1945, anno in cui entrò a far parte della Repubblica di Indonesia. Un altro tentativo di occupazione da parte degli olandesi fu attuato un anno dopo, nel 1946, per continuare ad avere diritti sulla colonia. Questa volta però ebbe la meglio il giovane presidente Sukarno che riuscì ad ottenere per tutta l’Indonesia la definitiva indipendenza a partire dal 1949 di cui anche Bali fa parte. 

Ancora guerre e violenti soprusi furono perpetrati nel 1965 a seguito di un fallito tentativo di colpo di stato. Colpevole di questo gesto parve essere il Partito Comunista che venne punito con rappresaglie e uccisioni in tutta l’Indonesia. Anche Bali fu teatro di carneficine e si stima che qui morirono oltre 80 mila persone, circa il 5% della popolazione dell’isola di quegli anni. 

Dagli anni Settanta in poi Bali è un’isola tranquilla anche dal punto di vista politico che ha sviluppato la sua fiorente economia sul turismo, l’artigianato, le bellezze naturali e la cultura.


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